
Oggi è il 16 ottobre. Come ogni anno a partire da “quel“ 16 ottobre del 1943, questa data ha un significato per ogni persona capace di vedere nella storia passata -presente e meno recente- segnali importanti e necessari per leggere il presente. Il 16 ottobre del 1943 intorno alle cinque di mattina il ghetto di Roma venne circondato e la sua popolazione-quelli che vi erano rimasti- deportata ad Auschwitz. Di circa 1000 deportati (tra donne uomini anziani e bambini anche molto piccoli, uno addirittura non ancora nato) ne tornarono una manciata.
Il 16 ottobre 1943 fu l’epilogo tragico di una storia che era cominciata più di dieci anni prima, con l’ascesa al potere del fascismo e del razzismo. Le leggi razziali e lo stillicidio di provvedimenti miranti a indebolire, escludere, isolare ed eliminare gli ebrei dalla società furono accolti con efferata gioia o con indifferenza (il famoso “non mi riguarda”): in ogni caso con cecità.
Non accadde tutto in un giorno, ma fu un processo della cui deriva molti non si resero conto, per egoismo o ignoranza o cattiva coscienza. Nel breve e intenso racconto di Giacomo Debenedetti, “16 ottobre 1943“ (Sellerio), ciò che sempre mi colpisce è che la razzia al ghetto si consumò in un clima di “normalità“: le persone continuavano a parlarsi, i negozi cominciavano ad aprire, i passanti si affrettavano.
Non ci sono altoparlanti e manifesti che avvisino del pericolo che una tragedia simile si possa ripetere: ce ne accorgiamo quando ormai è troppo tardi. È necessario essere vigili e accorgersi di tutti i segnali premonitori. E non importa delle accuse di “buonismo”.
Una grandissima manifestazione che si è tenuta a Berlino sabato scorso (13 ottobre 2018), la manifestazione e i presidii che ci sono stati in difesa di Domenico Lucano sindaco di Riace, la raccolta solidale di fondi (arrivati a 60.000 € in pochissimo tempo) per permettere ai bambini della scuola di Lodi di poter usufruire dei servizi agevolati per famiglie a basso reddito (pulmino e mensa), diritto che era stato di fatto loro negato da un’ordinanza della sindaca che imponeva alle famiglie immigrate di produrre unulteriore certificazione attestante l’assenza di beni e ricchezze nei paesi di provenienza: tutto ciò attesta che l’attenzione ai segni esiste. Che i segnali di un’involuzione pericolosa sono tanti, forti ed evidenti.
Quando la mentalità comune accetta che una parte degli esseri umani con cui condividiamo questo pianeta sia responsabile o colpevole del cattivo andamento delle cose umane; o sia responsabile della crisi economica, o quando ai migranti che arrivano nel nostro paese attribuiamo la volontà di vivere come parassiti alle spalle di noi onesti seri e bianchi lavoratori; quando si preferisce girare lo sguardo da un’altra parte per non vedere i naufragi, per non vedere che il fallimento economico e umano ci riguarda direttamente; quando preferiamo guardare dentro la ristretta area che coprono i nostri piedi: questi sono segnali molto pericolosi perché ci dicono che anche noi siamo nella palude dell’indifferenza e ci stiamo dimenticando che la nostra felicità non sarà mai autentica se non è insieme.
P. S. Oggi, 17 ottobre, Mimmo Lucano è libero. Ma non a Riace. Lì, no. Non può tornarci.