“HANDICAP”, questa parola riporta alla mia mente un famoso fumetto, il cui protagonista è un fannullone ubriacone e rissoso, ma davvero spassoso, “Andy Capp”.
Oggi è una parola tabù, la quale ha ceduto il posto al termine “diversabile”, politicamente più corretto, ma anche molto ipocrita.
L’Italia non è un posto dove persone adulte (specifica d’obbligo) “con diverse abilità” possono avere spazio, purtroppo; la Germania sì.
Nelle mie osservazioni sull’autobus ho avuto modo di notare da semplici anziani con difficoltà deambulatorie, che usano il seguente carrellino , a “minorati fisici” in sedia a rotelle. La sequenza è la seguente (e così anche a: Londra, New York, San Francisco, Los Angeles; parlo di esperienze dirette): la persona può fruire dei servizi pubblici, perché sono accessibili e gli altri, i cd. “normali”, sono pazienti e collaborativi.
Il Tizio si avvicina alla fermata, gli altri gli lasciano il debito spazio, l’autobus si abbassa a livello stradale, il conducente scende ed aiuta a salire e a ascendere…ci sono pulsanti dello “stop fermata” ad altezza adeguata. A tal proposito il quotidiano italiano “Repubblica” ha dedicato l’anno scorso un articolo ai diversamente abili e al diritto ad avere “assistenti erotici”…ma personalmente prima darei loro, in Italia, la possibilità di prendere l’autobus … per andar poi dalla “morosa”…
La Germania non è un posto dove i bambini (altra specifica necessaria) “con diverse abilità” possono avere spazio nelle normali scuole dell’obbligo, purtroppo: hanno scuole speciali, solo loro dedicate (in tedesco Förderschulen o Sonderschulen. In verità esistono scuole speciali non solo per i cd.”minorati”, ma anche per i “plusdotati” con “hochbegabung”); l’Italia sì, perché questi bambini vengono inclusi nelle scuole normali, giacché le cd. “scuole differenziali” sono state abolite negli anni ’70. Questa inclusione comporta a livello pratico, in classe, il supporto del c.d. insegnante di sostegno per venti ore settimanali curricolari (contro le otto ore di un’unica scuola a Berlino, che prevede l’inclusione di questi bambini così speciali. Vedasi a riguardo anche il “Progetto Artemisia” a Berlino). L’Italia è infatti il paese leader dell’inclusione scolastica, tanto che il 10 febbraio 2016 ha ricevuto a tale proposito, a Vienna, il riconoscimento dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’Italia è un Paese dove, seppure in via eccezionale e grazie ad una madre siciliana ciclone, una persona affetta da tetraparesi spastica con distonie, Fulvio Frisone, è diventato fisico, invitato a convegni internazionali.
Queste esperienze culturali, appena descritte, costituiscono a mio avviso un “ossimoro”, cioè accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro. Per tali ragioni vorrei ancora considerare infatti quanto segue.
Il termine “HANDICAP” si può tradurre come “svantaggio”, mentre in campo sportivo è “un sistema usato per equilibrare le possibilità di vittoria dei concorrenti, svantaggiando quelli più forti”. Nell’ambito dilettantistico dello sport del golf, ad esempio, tale sistema è adottato per consentire ai giocatori meno esperti di poter competere il più possibile ad “armi pari” con i giocatori più bravi, viene utilizzato un sistema “a vantaggio”, comunemente chiamato “ad handicap”. In sostanza, più un giocatore è bravo, meno colpi gli sono concessi per chiudere ogni buca.
La pluralità, anche di abilità diverse, è a- mio avviso- sempre un vantaggio umano e culturale in senso ampio; certamente sempre più difficile da gestire, sia a livello pratico, sia a livello relazionale …
Autore: Violetta
DISSONANZE vuole essere una piccola rubrica ove parlare di alcune “divergenze” percepite da un occhio italiano a Berlino, contrasti che potrebbero essere più formali che sostanziali, se si vuole essere europei e sintetizzare molteplici aspetti culturali, che convivono molto bene qui. Leggi gli altri articoli